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Attenzione: dal 1° gennaio 2016, se la banca fallisce pagano i clienti

Dal 1 gennaio 2016 le banche in crisi potranno reperire le risorse necessarie per salvarsi direttamente dai propri creditori e depositanti, non potendo più ricevere aiuti diretti da parte dello Stato.

Questa è la novità contenuta nella Direttiva n. 2014/59/UE recepita nel nostro ordinamento attraverso l’approvazione, in data 2 luglio 2015, della Legge di delegazione europea 2014.

In particolare, la direttiva menzionata prevede che, a partire dal 1 gennaio 2016, nel caso di crisi di un istituto di credito (per mancanza di liquidità, squilibri patrimoniali tra attività e passività, oppure a causa di errori negli impieghi del denaro commessi dai suoi dirigenti) potrà essere applicato lo strumento del c.d. “bail-in” (salvataggio interno).

Mediante questo meccanismo il salvataggio dell’istituto di credito dovrà avvenire con l’intervento, in ordine gerarchico, degli azionisti, degli obbligazionisti, dei creditori non garantiti e dei depositanti con importi superiori ai 100.000 Euro.

Inoltre, la fonte comunitaria prevede che i depositi superiori ai 100.000 Euro detenuti dalle persone fisiche e dalle piccole e medie imprese saranno “toccati” solo dopo i creditori chirografari.

Restano escluse dall’applicazione del meccanismo alcune categorie di passività, in particolare quelle più rilevanti per la stabilità sistemica o quelle protette in ambito fallimentare, le obbligazioni garantite da attivi della banca, i debiti a breve sul mercato interbancario. In casi particolari, la Banca D’Italia potrà escludere altre categorie di passività.

Tutto ciò fa tornare alla mente dei risparmiatori quanto accaduto nel 1992 quando passò la legge che prevedeva il prelievo forzoso del 6 per mille da tutti i conti correnti bancari e postali. Non consola sapere che, attualmente, il sistema bancario italiano registra circa 190 miliardi di sofferenze.

 

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