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Il repentino aumento del prezzo dei carburanti e dell’energia - scatenato dall’intervento armato congiunto di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran - avrà effetti per tempi più lunghi di quelli annunciati dal Presidente Trump. L’aumento dei prezzi energetici porta sempre ad un aumento generale di tutti i prodotti e servizi, con un conseguente innalzamento dell’inflazione.
Chi risente maggiormente di questi contesti sono le famiglie. Sul piano dell’economia anche le imprese possono subire le dinamiche prodotte dall’instabilità politica ed economica, in particolar modo quelle che non riescono, o non possono, ricaricare l’incremento dei costi sul prezzo di vendita dei prodotti o che si vedono limitare l’accesso ai mercati.
Inoltre, la storia insegna che l’aumento dell’inflazione incide in modo significativamente negativo anche sui consumi dei prodotti agroalimentari e sulle attività florovivaistiche.
L’aumento dei prezzi di carburanti ed energia, legato alle tensioni geopolitiche internazionali, produce effetti inflattivi diffusi su famiglie e imprese. Il Governo è intervenuto con una riduzione temporanea delle accise (20 giorni dal 19 marzo 2026) e un rafforzamento dei controlli sui prezzi. Tuttavia, per il settore agricolo il beneficio risulta limitato, mentre per la pesca è stato introdotto un credito d’imposta del 20% sui costi sostenuti. Restano incertezze sull’effettiva copertura delle risorse e sull’impatto reale delle misure adottate.
Come primo provvedimento, volto a limitare gli effetti dell’incremento dei prezzi dei carburanti è stata disposta una misura temporanea (20 giorni dal 19 marzo 2026) che prevede un monitoraggio stringente dei prezzi dei carburanti applicati dai gestori, una riduzione delle accise per gasolio, benzina e GPL (D.L. 33/2026).
Del disposto calo di 20 centesimi dell’accisa sui carburanti beneficiano indirettamente anche le imprese del comparto primario che li utilizzano nei lavori agricoli, orticoli, negli allevamenti, nella silvicoltura, nella piscicoltura e nel settore florovivaistico.
Sulle accise è calcolata anche l’IVA, pertanto il risparmio alla pompa di carburante è dato dalla sommatoria della minor accisa dovuta (-20 cent/litro) e della minore IVA relativa a tale accisa (22%, pari a 4,4 cent/litro). Tuttavia, se il vantaggio per un privato che, in questi giorni, fa un pieno alla pompa è di 0,244 euro/litro, per le imprese agricole, il risparmio dato da questo intervento si traduce in un valore minore. Infatti, il gasolio agricolo è soggetto ad un’accisa pari al 30% di quella ordinaria, pertanto il vantaggio è pari a 0,06 euro/litro a cui si aggiunge la minore IVA del 10%, determinando un risparmio complessivo di 0,066 euro/litro.
Un meccanismo analogo vale per la benzina agricola per la quale l’accisa si calcola nella misura del 55% dell’aliquota normale, pertanto la misura introdotta incide in modo leggermente più rilevante. Nessun vantaggio invece per l’acquisto di prodotti energetici esenti da accisa.
In ogni caso, gli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici non sono assolutamente compensati dalle misure agevolative temporanee introdotte, pertanto la redditività delle imprese ne sarà sicuramente incisa.
L’articolo 4 del D.L. n.33/2026, per il settore della pesca ha introdotto un credito d’imposta per compensare il maggior costo per l'acquisto di gasolio e benzina destinati ad alimentare i mezzi utilizzati per l'esercizio della loro attività. Per tale settore, la riduzione delle accise non ha comportato alcun effetto, dato che per tali impieghi vige già un regime di esenzione (Tabella A, D.Lgs. 504/1995).
Per le imprese della pesca è stato disposto un credito d’imposta nella misura del 20% delle spese sostenute per l’acquisto di gasolio e benzina nei mesi di marzo, aprile e maggio dell'anno 2026, comprovato mediante le relative fatture d'acquisto, al netto dell’IVA.
La disposizione prevede, altresì, l’introduzione di un limite massimo di spesa, determinato in complessivi 10 milioni di euro. L’operatività della misura è subordinata all’adozione del relativo decreto attuativo, demandato al MASAF di concerto con il MEF.
Permangono, tuttavia, profili di incertezza in ordine all’effettiva capienza delle risorse stanziate e al rischio che, in assenza di ulteriori rifinanziamenti, si renda necessario procedere a una rideterminazione del credito maturato mediante riparto proporzionale tra i beneficiari, in funzione del rapporto tra fondi disponibili e ammontare complessivo delle istanze presentate.
Ne consegue che la misura, pur configurandosi allo stato come intervento di significativa portata, sia sotto il profilo dell’intensità dell’agevolazione sia in termini di estensione temporale, potrebbe subire un sensibile ridimensionamento in sede attuativa.
Per avere conferme le imprese devono quindi attendere.