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La Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 5 febbraio 2026, ha ritenuto valide le norme dell’UE che consentono agli Stati membri di vietare sul proprio territorio la coltivazione di organismi geneticamente modificati già autorizzati a livello europeo. I giudici hanno chiarito che tali divieti, se adottati nel rispetto dei principi di proporzionalità e non discriminazione, non violano la libera circolazione delle merci né la libertà d’impresa. In particolare, è stato confermato che gli Stati possono fondare le restrizioni su motivazioni di politica ambientale, agricola o territoriale, senza dover dimostrare un rischio sanitario specifico. La decisione rafforza il margine di autonomia nazionale in materia di coltivazioni OGM, mantenendo al contempo l’equilibrio con il mercato interno dell’Unione (Corte UE, Cause riunite C-364/24 e C-393/24).