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La Rivista | nº 04 Aprile 2020


Il futuro è già qui

di Luciano Mattarelli, direttore responsabile

La tragica emergenza sanitaria legata al coronavirus sta sconvolgendo le nostre vite e lo farà, probabilmente, per sempre. Nel medio termine, ci sarà da fronteggiare il progressivo ritorno ad una normalità controllata, ma che per lungo tempo non assomiglierà, nemmeno lontanamente, a quella che abbiamo lasciato.
Tutto ciò avverrà in uno scenario economico che si preannuncia duro e difficile, nonostante le speranze di rimbalzo e le politiche di sostegno alle imprese che Governo e UE metteranno in campo, visto il tanto terreno perso in questi mesi e le quote di mercato erose da altri Stati meno colpiti dal virus o che, più semplicemente, hanno deciso di scommettere sulle vite dei propri cittadini, limitando i danni all’economia.
Contro un nemico comune, però, in questi giorni, ancora più di prima, le persone hanno scoperto di avere un prezioso alleato al proprio fianco: la tecnologia.
Diciamoci la verità: senza gli strumenti tecnologici a nostra disposizione, l’Italia non sarebbe oggi dissimile a quella tardomedievale, quando ciclicamente città e villaggi si paralizzavano per mesi, all’interno delle case, per provare a sopravvivere alle varie epidemie di peste, di tifo o di colera.
Grazie alla tecnologia, oggi, invece, si combatte il virus: grazie alla tecnologia si fanno conquiste nei laboratori scientifici, grazie a strumenti avanzati e grandi calcolatori; grazie alla tecnologia si contiene il contagio, grazie all’utilizzo dei big data e dei droni per controllare gli spostamenti dei cittadini, nonostante le gravi criticità che tali operazioni comportano ai fini della tutela della privacy.
Grazie alla tecnologia, in queste settimane, siamo riusciti a restare in contatto con gli altri, senza mai uscire di casa: se mail e messaggi sono da tempo strumenti di uso quotidiano, la quarantena forzata ci ha fatto prendere dimestichezza anche con i programmi di videoconferenza, tramite cui siamo riusciti regolarmente a sentire familiari e amici, tramite cui abbiamo seguito corsi di formazione, tramite cui abbiamo lavorato.
Infatti, dalla scuola alla pubblica amministrazione, passando per i servizi e la consulenza, oggi gran parte del lavoro viene svolto in remoto, utilizzando quegli strumenti di smart working da tempo disponibili, ma ormai da anni trascurati e non valorizzati.
I primi dati, relativi ad un mese di esperienza di smart working, raccontano di un mondo del lavoro che ha gradito questa involontaria opportunità: secondo una ricerca di mercato realizzata da BVA-Doxa, circa il 90% delle aziende si è detta soddisfatta di questa organizzazione del lavoro, confermando la volontà di proseguire, in maniera più o meno ampia, quando l’emergenza finirà. Dello stesso avviso sembrano anche l’87% dei lavoratori che, secondo uno studio di Euromobility, vorrebbero continuare a lavorare in smart working anche in futuro, in modo più o meno continuativo.
Certo, ancora in Italia c’è un ritardo a livello culturale e di infrastrutture che non consente a tutti di stare al passo, visto che circa una famiglia su tre non possiede un PC o un tablet, non tutti hanno accesso ad una linea internet: insomma, c’è ancora molta strada da fare per poter garantire a tutti i cittadini il proprio “diritto alla connessione”.
L’esperienza che stiamo vivendo ci cambierà. Secondo uno dei mantra della crescita personale, un comportamento diventa abitudine dopo un periodo che va dai 21 ai 28 giorni. Pertanto, il futuro avrà un volto diverso dal passato recente e si legherà fortemente alle nostre esperienze attuali.
Proprio per questo, il ruolo della tecnologia diventerà sempre più centrale. Quando tutto ripartirà, quando la famosa “Fase 2” ricomincerà a far girare la ruota del mondo dell’economia e del lavoro, tutti coloro che hanno “pensato tecnologico” prima della crisi avranno un grosso vantaggio.
Questi saranno in grado di garantire una maggiore continuità nell’attività produttiva e nei servizi, saranno in grado di contattare fornitori, gestire clienti e lavorare con maggiore efficienza ed efficacia, rispetto a chi, invece, dovrà preoccuparsi di rimettere in fila le carte per provare a dare risposte a questioni difficili ed incerte.
In questi giorni, chiunque abbia un’attività professionale o imprenditoriale deve fermarsi a riflettere e provare a capire come affrontare un futuro difficile e nebuloso, ma che porterà con sé anche grandi opportunità. Prima, però, occorre capire potenzialità e strumenti, occorre capire fino a dove ci si può spingere per provare a cambiare i paradigmi del passato.
Questo è il momento per prepararsi ad una nuova, difficile, battaglia. La posta in gioco è alta: come insegna Darwin, infatti, solo i più bravi ad adattarsi riusciranno a sopravvivere sul mercato.

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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