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Il cambiamento climatico rappresenta ad oggi la sfida più grande del ventunesimo secolo. La necessità di far fronte all’abbondanza di gas serra presenti in atmosfera, in grado di causare il riscaldamento climatico, è diventata ormai impellente; eventi climatici avversi sono, non soltanto maggiormente frequenti, ma anche più intensi, con conseguenze a volte drammatiche. Così come l’uomo è stato decisivo nel contribuire a tale fenomeno, altrettanto decisivo può ora essere il suo ruolo nell’invertire tale tendenza.
A tale scopo, per incentivare questo cambio di rotta, le politiche internazionali ed europee hanno notevolmente intensificato l’impegno verso soluzioni che possano combinare l’interesse economico di contenere i costi di riduzione, con quello ambientale di ridurre le emissioni. Tra queste soluzioni vi sono strumenti di mercato che si basano sullo scambio di diritti o permessi negoziabili: crediti di carbonio. Le attività in grado di dar luogo a crediti di carbonio sono diverse; tra queste l’agricoltura ha un ruolo predominante essendo l’unico settore in grado di ridurre le emissioni e sfruttare la capacità delle piante e del suolo di assorbire gas serra dall’atmosfera.
L’adozione di determinate pratiche forestali, come l’afforestazione, la riforestazione o la gestione forestale sostenibile, insieme all’introduzione di pratiche di carbon farming (o sequestro del carbonio) sono in grado di generare degli assorbimenti di CO2 dall’atmosfera (ed evitare contemporaneamente l’emissione di gas serra). Le riduzioni delle emissioni di gas serra generate possono essere scambiate sul mercato sotto forma di crediti di carbonio che corrispondono ad una tonnellata metrica di CO2, il gas serra più comune.