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Il comparto frutticolo ha un ruolo di primo piano nell’ambito dell’agricoltura Italiana, essendo tra le poche attività ancora potenzialmente in grado di offrire un reddito sufficiente a permettere l’autonoma sopravvivenza delle imprese, ma è da diverso tempo tra quelli che versano in maggiore difficoltà. Alle ormai consolidate difficoltà nell’affrontare il mercato, per via di debolezze strutturali (ridotte dimensioni aziendali e scarsa aggregazione dell’offerta) e per la crescente concorrenza estera, in tempi più recenti, sono emerse nuove rilevanti problematiche di natura ambientale dagli effetti molto importanti. Alcuni esempi sono l’aumentata frequenza di eventi grandinigeni, una piovosità più concentrata nelle fasi critiche dello sviluppo dei frutti, un maggior rischio di gelate tardive, i sempre più diffusi eventi estremi e, non ultima in termini di pericolosità, la diffusione di nuovi patogeni alieni, quali la cimice asiatica (Halyomorpha halys) o il moscerino delle ciliegie (Drosophila suzukii).
Tra le diverse aree produttive Italiane, la Regione Emilia-Romagna è tra le più colpite, come immediatamente evidenziabile dall’analisi dei dati produttivi di fonte Istat (Figura 1). In particolare, analizzando le rese produttive medie delle principali specie frutticole negli ultimi dieci anni e confrontando i valori dell’ultimo triennio (2019-2021) con quelli del periodo precedente (2012-2018) emergono riduzioni decisamente rilevanti, con punte del 45% per le nettarine e attorno al 40% per susine, pero ed actinidia.