tr?id=945082922274138&ev=PageView&noscript=1 Come adeguarsi alla normativa sulle pratiche commerciali sleali: requisiti e criticità comuni

Come adeguarsi alla normativa sulle pratiche commerciali sleali: requisiti e criticità comuni


di Stefano Neri, esperto di fiscalità agraria

La normativa introdotta dal D.Lgs. 198/2021 per contrastare le pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare ha sin da subito suscitato dubbi tra gli operatori, che l’hanno spesso interpretata come un ulteriore adempimento oneroso, accompagnato peraltro da un regime sanzionatorio particolarmente severo in caso di errori o inadempienze.

Il Decreto, in vigore già dagli ultimi mesi del 2021, si applica a tutte le cessioni di prodotti agricoli e alimentari, sia tra operatori nazionali sia con operatori esteri, quando l'acquirente è stabilito in Italia. Sono esclusi da questa specifica normativa solo i rapporti con il consumatore finale. Uno degli aspetti che a volte sfugge è che, a differenza della precedente normativa sulle pratiche sleali, non sono esentate nemmeno le cessioni di prodotti agricoli e alimentari che avvengono tra imprese agricole. Vincolante per l’applicazione delle norme sulle pratiche sleali è che almeno una delle parti deve essere stabilita in Italia.

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