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L’epidemia di Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (H5N1) registrata negli Stati Uniti nel 2024–2025, con il contagio di quasi mezzo milione di bovini da latte e di diversi operatori, ha indotto la Commissione europea a richiedere un parere urgente all’EFSA. Il virus, favorito dall’elevata circolazione nei volatili selvatici e domestici, ha dimostrato una preoccupante capacità di salto di specie, legata a mutazioni genotipiche che ne aumentano la trasmissibilità ai mammiferi. In Europa, pur non essendo stati segnalati casi nei bovini, il rischio è considerato elevato, soprattutto nelle zone umide e lungo le rotte migratorie. EFSA raccomanda un forte rafforzamento delle misure di biosicurezza, della sorveglianza sanitaria negli allevamenti e dei controlli su animali, latte e movimentazioni, al fine di prevenire l’introduzione e la diffusione del ceppo. A mio avviso, il caso americano conferma come l’H5N1 rappresenti oggi una delle principali minacce sanitarie per la zootecnia europea e richieda un approccio preventivo rigoroso e coordinato.
L’Influenza aviaria negli Stati Uniti dello scorso anno ha allarmato la Commissione Europea, che alcuni mesi fa ha chiesto all’EFSA di Parma di predisporre un parere sul rischio di contrarre il pericoloso virus ed infettare bovini e persone.
IL virus ad elevata patogenicità penetrò nelle stalle, infettando quasi mezzo milione di bovini di 929 allevamenti USA e diversi lavoranti addetti alla mungitura. L’Authority di Parma riunì subito 30 esperti di Sanità Animale e pochi giorni fa il verdetto è uscito chiedendo “molta cautela”.