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Febbre Q: da malattia dello sporco a malattia trasmissibile all’uomo

Giancarlo Belluzzi
di Giancarlo Belluzzi. Medico veterinario

La malattia nei ruminanti è una zoonosi, trasmissibile all’uomo, pericolosa quindi per il personale in stalla, che oltretutto riveste un’importanza notevole sulla salute dell’intero allevamento. La prevenzione è la prima arma da utilizzare e l’allevatore dev’essere consapevole del pericolo che corre ma anche del danno aziendale che produce e delle difficoltà per liberarsene. 


La malattia, dal nome strano (Febbre Q), è conosciuta in ambito medico veterinario ma spesso è sottovalutata dagli allevatori, che invece devono conoscerla perché rappresenta una minaccia per l’allevamento ed anche un serio rischio per l’ambiente, perché inavvertitamente po' essere trasmessa dall’animale all’uomo ma anche permanere in azienda, silente e nascosta nel terreno.

Ed è proprio per quest’ultima minaccia che amplifica l’importanza di un’attenta sorveglianza, con analisi saltuarie anche quando non ci sono segni eclatanti ma solo di sospetto della malattia.

Gli annali della Medicina umana e veterinaria fanno risalire la sua scoperta ad una segnalazione dell’agente causale nell’uomo ai primi anni del secolo scorso, esattamente nel 1935, in Australia, mentre in Italia fece la sua comparsa alla fine della Seconda Guerra mondiale, quando nel 1946 in un residuo gruppo di truppe americane di stanza nel nostro Paese, venne contagiato da un gregge ovino affetto da una incoercibile gragnuola di aborti in pecore e capre. Da allora la malattia venne associata soprattutto ai piccoli ruminanti, dove il germe fece strage di soggetti, a causa di numerosi e gravi aborti nei greggi, giungendo a percentuali di interruzioni della gravidanza nell’ordine del 60-70 per cento (e più, in casi acutissimi) delle gestanti[1]. Mentre la malattia è ben presenteagli allevatori di pecore e capre, in quelli di bovine è spesso sottovalutata, ma essa è presente in molti Paesi dell’intero Pianeta come ha dimostrato una ricerca recente dell’università francese di Nantes[2] iniziata una quindicina di anni fa.

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