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Nelle imprese agroalimentari la compliance rischia spesso di diventare un insieme di adempimenti paralleli: sicurezza alimentare (HACCP, gestione non conformità, ritiro/richiamo), privacy (GDPR), cybersecurity (NIS2 e misure tecniche/organizzative), responsabilità amministrativa dell’ente (D.Lgs. 231/2001), oltre agli “assetti adeguati” richiesti dall’art. 2086 c.c. In molti casi, l’anello debole non è la mancanza di procedure, ma l’assenza di una chiara attribuzione dei compiti: chi decide, chi fa, chi deve essere consultato, chi va informato e con quali evidenze. La matrice RACI risolve proprio questo problema: traduce la governance in una mappa essenziale, verificabile e auditabile.
RACI significa: R (Responsible) chi esegue; A (Accountable) chi approva/risponde; C (Consulted) chi va consultato; I (Informed) chi va informato.
Il vantaggio pratico è che la RACI costringe l’organizzazione a rispondere a domande semplici ma decisive: “chi ha l’ultima parola”, “chi fa materialmente”, “chi devo chiamare prima”, “chi aggiorno dopo”. In contesti agroalimentari (stabilimenti, turni, qualità, manutenzioni, IT spesso esternalizzata, logistica e GDO), questo evita sia sovrapposizioni sia “buchi” operativi.