Articoli
Tutti gli aggiornamenti, gli approfondimenti e i casi pratici analizzati e realizzati dai nostri esperti in materia agricola, fiscale, economica e del lavoro.
Più che come una notizia politica, il nuovo dazio del 10% voluto dall’amministrazione Trump va letto come una misura di immediata rilevanza doganale. Il proclama firmato dalla Casa Bianca introduce infatti una “temporary import surcharge” del 10% ad valorem. La misura è stata adottata facendo leva sulla section 122 del Trade Act del 1974, che consente al Presidente di imporre, per un periodo limitato, sovrattasse all’importazione fino al 15%. L’efficacia decorre dal 24 febbraio 2026 e, salvo sospensione, modifica o cessazione anticipata, arriva fino al 24 luglio 2026, quindi per il massimo ordinariamente previsto di 150 giorni.
Dal punto di vista tecnico, il primo elemento da chiarire è che non si tratta di un dazio selettivo su pochi comparti, ma di una misura a carattere generale: salvo le eccezioni previste negli allegati alla proclamazione, tutti gli articoli importati in territorio statunitense saranno soggetti all’ulteriore aliquota del 10%.
Quest’ultima, inoltre, opera in aggiunta agli altri dazi, imposte, tasse e oneri applicabili al prodotto, con una sola precisazione importante: non si cumula con i dazi già imposti ai sensi della section 232 sulla medesima porzione di merce.