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Il presente documento analizza il Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, che recepisce la Direttiva (UE) 2024/825, introducendo un rafforzamento significativo della disciplina sulle pratiche commerciali scorrette in chiave di sostenibilità e per il contrasto dei fenomeni di “greenwashing”. Il provvedimento si inserisce nel più ampio obiettivo europeo di “responsabilizzazione dei consumatori”, riconoscendo il ruolo delle scelte di acquisto nel favorire la transizione ecologica, a condizione che le informazioni fornite siano chiare, veritiere e verificabili.
Dopo un breve inquadramento della normativa in materia di pratiche scorrette, il contributo approfondisce le principali novità introdotte dalla riforma, con particolare attenzione alle asserzioni ambientali ed etico-sociali, evidenziando l’ampliamento delle fattispecie di pratiche ingannevoli e l’inasprimento degli obblighi informativi a carico degli operatori economici. Viene inoltre analizzata l’estensione della “black list” delle pratiche tassativamente vietate, che colpisce in modo diretto, tra l’altro, l’uso improprio di “etichette di sostenibilità”, le dichiarazioni ambientali generiche e le comunicazioni basate sulle compensazioni delle emissioni.
Lo scorso 9 marzo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, con il quale l’Italia ha dato attuazione alla Direttiva (UE) 2024/825, dedicata alla “responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde”.
Come suggerisce la stessa rubrica della Direttiva, l’intervento legislativo muove dal riconoscimento del contributo che i consumatori possono fornire, attraverso le loro scelte di acquisto, nell’orientare il mercato verso modelli più sostenibili. Affinché ciò sia reso possibile è, tuttavia, necessario che tali soggetti ricevano informazioni chiare, pertinenti e affidabili sugli aspetti di rilevanza ambientale, etica e sociale dei beni e servizi offerti in vendita dagli operatori professionali.