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Il futuro della PAC 2028-2034 non si decide soltanto nelle misure agricole, ma prima ancora nel nuovo bilancio dell’Unione europea. Il passaggio chiave è avvenuto il 16 luglio 2025, quando la Commissione europea ha presentato la proposta di Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 insieme alla riforma della PAC post 2027. È in quel momento che cambia la prospettiva: l’agricoltura resta una politica centrale, ma si colloca in un’Unione che assegna priorità sempre maggiori a competitività, innovazione, energia, resilienza, sicurezza e difesa.
Da qui nasce il punto politico decisivo. La futura PAC non può più essere letta come una politica isolata e protetta, ma come parte di una nuova architettura di bilancio più integrata, più flessibile e, proprio per questo, più contendibile. Il tema, quindi, non è soltanto quante risorse saranno destinate all’agricoltura, ma in quale contenitore finanziario e istituzionale esse verranno collocate, con quale grado di tutela e con quanto margine di scelta lasciato agli Stati membri.
In questa cornice si collocano i nodi centrali del negoziato: il fondo unico proposto dalla Commissione, il ruolo dei piani nazionali e regionali di partenariato, il timore di una minore autonomia della PAC, la questione delle risorse effettivamente disponibili e le possibili conseguenze per l’Italia.
Per capire dove sta andando davvero la politica agricola europea, occorre dunque partire dal QFP: è lì che si misura non solo il livello del sostegno futuro, ma anche il peso politico che l’agricoltura riuscirà a mantenere nel nuovo assetto dell’Unione.