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Il progressivo indebolimento del multilateralismo ha favorito, negli ultimi due decenni, una proliferazione di accordi bilaterali orientati all’accesso preferenziale tra due le parti di uno scambio. A questa costellazione normativa si aggiunge l’Accordo di associazione tra Unione Europea e Mercosur (unione commerciale composta da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), la più ampia intesa mai negoziata dall’UE, che coinvolge oltre 700 milioni di consumatori, frutto di trattative durate oltre venticinque anni e conclusesi con la firma del 9 gennaio 2026[1].
L’Accordo si articola in due strumenti:
Tra i settori coinvolti, quello agroalimentare è il più sensibile: le due aree geografiche presentano strutture produttive profondamente diverse, con l’Europa esportatrice di prodotti trasformati ad alto valore aggiunto e a denominazione di origine, e il Mercosur forte esportatore di materie prime, carni e commodities prodotte su larga scala a costi inferiori. Tale asimmetria definisce valutazioni differenziate a seconda del comparto, ed è in questo quadro che il presente contributo si propone di illustrare i contenuti dell’Accordo, con particolare riferimento alle disposizioni che riguardano il settore agroalimentare, le concessioni tariffarie reciproche e i meccanismi di tutela previsti dal testo.
Il Mercosur è un’organizzazione economica regionale del Sud America, istituita con il Trattato di Asunción nel 1991, finalizzata a promuovere l’integrazione economica tra gli stati membri (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay).
I negoziati per un accordo con l’UE, avviati nel 2000, si interruppero nel 2004 per le divergenze sull’agricoltura e ripresero nel 2016; un primo accordo politico fu raggiunto nel 2019, ma il testo fu successivamente aggiornato su sostenibilità ambientale e norme sul lavoro. L’accordo politico definitivo è del dicembre 2024, la firma del gennaio 2026, l’entrata in vigore provvisoria (per la sola parte commerciale, iTA) del 1° maggio 2026.