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Negli ultimi decenni il cibo ha progressivamente cessato di essere percepito come un mero bene destinato al soddisfacimento di bisogni fisiologici per assumere una dimensione ben più complessa e articolata. Le scelte alimentari rappresentano oggi uno strumento attraverso il quale gli individui esprimono identità culturali, convinzioni etiche, orientamenti religiosi e preferenze valoriali. In tale prospettiva, il consumo alimentare si configura sempre più come un fenomeno sociale e politico, capace di incidere sulle dinamiche economiche e produttive e, più in generale, sugli equilibri ambientali.
La crescente attenzione verso la sostenibilità dei sistemi agroalimentari si inserisce nel contesto delle profonde trasformazioni determinate dall’emergenza climatica, dalla perdita di biodiversità e dalla progressiva scarsità delle risorse naturali. In questo scenario, le istituzioni europee hanno progressivamente elaborato un modello di governance nel quale il perseguimento degli obiettivi ambientali non è più affidato esclusivamente all’azione pubblica o alle imprese, ma coinvolge direttamente anche i consumatori.
Il D.Lgs. 30/2026 (“Decreto Green Claims”), adottato in attuazione della Direttiva (UE) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde (“Direttiva Transizione Verde”), costituisce una delle più recenti espressioni di tale evoluzione a livello nazionale. Attraverso il rafforzamento degli obblighi informativi e il contrasto alle pratiche di greenwashing, il legislatore attribuisce al consumatore un ruolo attivo nella realizzazione della transizione ecologica, valorizzando le sue scelte di acquisto come strumento di orientamento del mercato verso modelli produttivi maggiormente sostenibili.
L’obiettivo del presente contributo è analizzare tale trasformazione, collocando il Decreto Green Claims all’interno del più ampio processo di evoluzione della figura del consumatore europeo, che da destinatario di tutela diviene progressivamente protagonista delle politiche di sostenibilità ambientale.
La disciplina delle aree idonee e non idonee alla installazione di Impianti FER trae origine dal Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 (“Decreto energie rinnovabili”), recante attuazione della Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 (“Direttiva RED II”), relativa alla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.
Se per lungo tempo l’alimentazione è stata considerata principalmente come strumento destinato al soddisfacimento di bisogni fisiologici, oggi il cibo rappresenta una realtà assai più complessa, nella quale si intrecciano dimensioni culturali, sociali, etiche, economiche e, sempre più frequentemente, ambientali. Il cibo, infatti, è progressivamente passato dall’essere considerato una semplice commodity, assoggettata prevalentemente alle logiche del mercato e del profitto, a bene strettamente connesso alla vita, alla salute, alla dignità e allo sviluppo della persona[1]..