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Triangolazioni intracomunitarie e cessioni a catena: quando il trasporto non basta

Mattia Carbognani
di Mattia Carbognani, Doganalista e consulente in materia fiscale internazionale (*)

L’interpello n. 111/2026 dell’Agenzia delle Entrate offre l’occasione per tornare su uno dei temi più complessi e frequentemente oggetto di errori applicativi nell’ambito dell’IVA comunitaria: la corretta qualificazione delle cessioni a catena e delle triangolazioni intracomunitarie.

La crescente diffusione di operazioni commerciali che coinvolgono più operatori stabiliti in diversi Stati membri rende infatti sempre più importante individuare con precisione quale cessione debba essere qualificata come intracomunitaria e quali conseguenze derivino dall’attribuzione del trasporto all’interno della catena negoziale. Un errore in tale fase può comportare effetti rilevanti sotto il profilo degli obblighi IVA, dell’identificazione nei vari Stati membri e dell’accesso ai regimi di semplificazione previsti dalla normativa unionale.

L’analisi che segue esamina quindi il contenuto della risposta n. 111/2026, evidenziandone i principali risvolti operativi e le indicazioni che le imprese devono considerare nella pianificazione e nella gestione documentale delle operazioni intracomunitarie, al fine di evitare contestazioni e garantire la corretta applicazione del regime IVA.


Con la Risposta a interpello n. 111 del 2026, l’Agenzia delle Entrate è tornata ad affrontare un tema che continua a generare criticità operative nelle operazioni intracomunitarie: la corretta qualificazione delle triangolazioni e delle cessioni a catena.

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