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Il presente contributo analizza il Regolamento (UE) 2026/1388, con il quale l'Unione europea ha introdotto un quadro normativo specifico per le piante ottenute mediante alcune nuove tecniche genomiche (NGT) e per i prodotti da esse derivati. La nuova disciplina si impernia sulla distinzione tra “piante NGT-1”, considerate equivalenti alle piante ottenute con tecniche di selezione convenzionali e, pertanto, escluse dall’applicazione della normativa sugli OGM, e “piante NGT-2”, le quali restano invece soggette, con alcune deroghe, alla disciplina generale sugli OGM.
Dopo aver ricostruito il contesto normativo e scientifico che ha condotto all'adozione del nuovo regolamento, l'autore esamina i principali profili di interesse per gli operatori, soffermandosi sul campo di applicazione della disciplina, sui criteri di classificazione delle piante NGT, sulle procedure di verifica dello status di pianta NGT-1, sul regime giuridico applicabile alle piante NGT-1 e alle piante NGT-2 e ai relativi prodotti derivati, nonché sugli obblighi di trasparenza e informazione. Il contributo analizza, inoltre, le disposizioni dedicate alla gestione responsabile dei brevetti sulle invenzioni biotecnologiche e, da ultimo, il rapporto tra piante NGT-1 e produzione biologica.
All’esito di un lungo e accidentato iter legislativo, protrattosi per quasi tre anni, il 17 giugno 2026 l’Unione europea ha approvato il Regolamento (UE) 2026/1388, al fine di definire uno specifico quadro giuridico per le piante ottenute con alcune “nuove tecniche genomiche” (di seguito anche NGT, acronimo di new genomic techniques) e per i prodotti da esse derivati.
Si ricorda che, con l’espressione “nuove tecniche genomiche”, ci si riferisce genericamente a tutte le tecniche di modificazione genetica emerse o sviluppate a partire dal 2001, ossia, dopo l’adozione della Direttiva 2001/18/CE, recante l’attuale disciplina sugli organismi geneticamente modificati (OGM).