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La Rivista | nº 01 Gennaio 2020


La gatta frettolosa fece i gattini ciechi

di Luciano Mattarelli, direttore responsabile

Dicembre, si sa, è il momento più caldo per la disciplina fiscale che, passando sotto le forche caudine della Legge di Bilancio e del Decreto Fiscale, subisce ogni anno numerose ed importanti modifiche per l’anno a venire.

Giunti ormai oltre la metà di gennaio, dopo aver scoperto le novità introdotte dal legislatore, ora è tempo di iniziare ad analizzare le disposizioni di legge approvate e di capirne la portata ed i risvolti applicativi.

Anche quest’anno, però, tale operazione sarà tutt’altro che semplice: la Legge n. 160/2019 e il D.L. n. 124/2019 (convertito con la L. 157/2019), infatti, come da triste tradizione, contengono previsioni normative poco chiare e provvedimenti controversi, più idonei a generare dubbi che a indirizzare il comportamento dei cittadini.

Senza la pretesa di analizzare le singole tematiche, che saranno poi oggetto di appositi approfondimenti all’interno di questo numero della rivista e nelle successive, manifesto del caos normativo che ha orientato il legislatore è la nuova disciplina sulla tassazione dei proventi dell’attività di commercializzazione di piante e prodotti floricoli da parte di imprenditori agricoli florovivaistici.

Sebbene tale provvedimento muova i suoi passi da un’esigenza estremamente sentita, ossia quella di garantire agli operatori del settore florovivaistico una disciplina chiara sull’attività di commercializzazione di piante acquistate da terzi, il risultato normativo prodotto dal Parlamento è sibillino e controverso.

Non è chiaro infatti se tale attività vada ricondotta all’interno delle attività connesse o se vada considerata come una mera attività di commercializzazione, così come non sono chiari alcuni dei parametri di riferimento, come, ad esempio, quello del volume di affari. Insomma: dal testo della norma alla sua piena e corretta applicabilità, la strada sembra lunga.

Un altro esempio di disciplina poco chiara e foriera di creare grande confusione è quella relativa alle ritenute sugli appalti. Inizialmente, era stato previsto che il committente effettuasse i versamenti per il committente, poi la previsione è stata ridimensionata e in capo all’appaltante è stato ora lasciato il compito di controllare che il committente abbia effettivamente adempiuto ai suoi obblighi. Le modalità tramite cui esperire tali verifiche, ma anche i collegati profili di responsabilità in capo al committente, sono, a tutt’oggi, oscure.

Questi sono solo due esempi, molto vicini al mondo dell’agricoltura, di come la normativa di fine anno sia costellata di errori e incongruenze. Non serve però fare ricerche approfondite per capire quante siano le materie disciplinate in maniera disorganica o poco chiara: l’ACE è stato reintrodotto al posto della mini-IRES che aveva sostituito l’ACE stesso; la cedolare secca sugli immobili commerciali è stata abolita dopo un solo anno di vita; sull’uso dei monopattini elettrici, ma soprattutto sulle detrazioni sanitarie per i soggetti privi di carta di credito regna ancora sovrano il caos, lasciando nell’incertezza più completa migliaia di cittadini.

Facendo un bilancio, purtroppo anche la Legge di Bilancio 2020 e il collegato Decreto Fiscale sono documenti lontani da quello che potrebbe definirsi un perfetto esempio di tecnica normativa. Nei testi normativi prodotti dal nostro legislatore manca precisione, manca chiarezza, manca passione.

Già, passione. Per scrivere una buona legge serve senza dubbio competenza, ma anche la voglia di disciplinare una materia, la forza e la volontà di provare a farlo bene. Oggi, in maniera decisamente più marcata rispetto a quanto avveniva cinquanta o sessant’anni fa, la formazione di una norma è figlia di mille trattative, compromessi e reciproci scambi che rendono l’iter normativo un lungo e faticoso lavoro di taglia e cuci che, spesso, produce veri e propri mostri.

Se a questo aggiungiamo l’ormai consolidata prassi di concentrare la grande parte dell’attività normativa in poche settimane, all’interno di due provvedimenti che spesso non possono essere lavorati quanto necessario, tra pressioni politiche e scadenze strettissime che spesso portano all’apposizione di fiducia sui provvedimenti e alla loro frettolosa approvazione, è facile prevedere risultati scadenti.

Così, anche quest’anno toccherà alla giurisprudenza e all’Agenzia delle Entrate, a colpi di risoluzioni e risposte ad interpelli, il compito di mettere a regime le tante discipline normate in maniera contraddittoria ed approssimativa. Con la speranza che, prima o poi, il legislatore prenda atto del suo ruolo fondamentale e si assuma la responsabilità di svolgere il suo compito con la dovuta perizia ed attenzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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