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Dalla terra al valore: come le attività connesse hanno rivoluzionato l’agricoltura italiana

Luciano Mattarelli
di Luciano Mattarelli, direttore responsabile

Già in un precedente editoriale[1] avevo evidenziato come, nel mondo agricolo moderno, la vera distinzione strategica non sia più soltanto quella tra produzione e mercato, ma soprattutto quella tra prezzo e valore.

Una differenza apparentemente sottile, ma in realtà decisiva per comprendere l’evoluzione dell’agricoltura italiana degli ultimi decenni. Il prezzo rappresenta il dato economico immediato, spesso determinato dalle dinamiche della grande distribuzione, dalle oscillazioni dei mercati internazionali e dalla pressione competitiva globale. Il valore, invece, racchiude qualcosa di molto più ampio: qualità, identità territoriale, sostenibilità, tradizione, innovazione, cultura produttiva e capacità imprenditoriale.

Per troppo tempo l’agricoltura è stata valutata esclusivamente sulla base del prezzo delle sue produzioni, comprimendo il lavoro agricolo dentro logiche puramente quantitative che finivano inevitabilmente per penalizzare le imprese. La competizione globale ha spesso trasformato molti prodotti agricoli in semplici commodities, privandoli della loro storia, della loro origine e della loro unicità. Eppure il sistema agricolo italiano ha dimostrato nel tempo di possedere una forza diversa, fondata non sulla quantità ma sulla capacità di generare valore aggiunto attraverso la qualità e la diversificazione.

È proprio all’interno di questa visione che si inserisce la grande trasformazione delle attività connesse. L’agricoltura italiana ha compreso che il futuro non poteva essere costruito inseguendo esclusivamente la competitività sui prezzi, ma valorizzando tutto ciò che ruota attorno all’impresa agricola: trasformazione, ospitalità, vendita diretta, servizi ambientali, energie rinnovabili, turismo rurale, didattica e multifunzionalità. In altre parole, il settore agricolo ha iniziato a produrre non soltanto beni, ma esperienze, servizi, salute, relazioni e identità territoriali.

La differenza tra prezzo e valore emerge con particolare evidenza proprio nell’evoluzione che l’agricoltura italiana ha vissuto negli ultimi venticinque anni. Un prodotto agricolo venduto come semplice materia prima subisce inevitabilmente le dinamiche del mercato globale; lo stesso prodotto, trasformato, raccontato, legato al territorio e inserito in un sistema multifunzionale, acquisisce invece un valore completamente diverso. È questa la vera rivoluzione culturale che ha cambiato il volto dell’impresa agricola moderna.

Negli ultimi venticinque anni, l’agricoltura italiana ha attraversato una trasformazione profonda, probabilmente una delle più rilevanti della sua storia contemporanea. Non si è trattato soltanto di un cambiamento economico o produttivo, ma di una vera evoluzione culturale che ha modificato il ruolo stesso dell’impresa agricola nella società, nell’economia e nel territorio. L’azienda agricola non è più considerata esclusivamente come il luogo della produzione primaria, legata alla coltivazione del fondo, all’allevamento o alla silvicoltura, ma è diventata una struttura capace di integrare attività diverse, creare servizi, produrre valore aggiunto e generare nuove opportunità occupazionali e imprenditoriali.

Il concetto di “attività connesse” ha rappresentato il motore di questa rivoluzione silenziosa. La moderna disciplina dell’imprenditore agricolo, infatti, ha ampliato in maniera significativa la nozione stessa di attività agricola, includendo tutte quelle operazioni di trasformazione, commercializzazione, valorizzazione e fornitura di beni o servizi strettamente collegate all’attività principale esercitata sul fondo. L’evoluzione normativa dell’articolo 2135 del Codice Civile ha consentito di riconoscere dignità agricola ad attività che un tempo sarebbero state considerate esclusivamente commerciali o artigianali. Questo passaggio ha cambiato radicalmente le prospettive del settore.

La “multifunzionalità agricola” è diventata così il tratto distintivo dell’agricoltura italiana moderna. Un modello che ha permesso alle imprese di diversificare il reddito, ridurre la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati agricoli e valorizzare in maniera più efficiente le risorse aziendali. In un contesto caratterizzato da margini produttivi sempre più ridotti, aumento dei costi energetici, instabilità climatica e crescente competitività internazionale, la possibilità di sviluppare attività complementari ha rappresentato per molte aziende una vera condizione di sopravvivenza economica.

Il Rapporto ISMEA “Agriturismo e multifunzionalità”, pubblicato a maggio 2026, indica che in Italia le attività connesse incidono per il 18,8% sulla produzione agricola italiana, pari a 5,1 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi riguarda l’agriturismo.

Proprio, l’agriturismo è l’esempio più evidente di questa trasformazione. Da semplice attività integrativa, spesso marginale, è diventato uno strumento strategico di valorizzazione del territorio rurale. Le aziende agricole hanno iniziato a offrire ospitalità, ristorazione, esperienze culturali e percorsi enogastronomici, contribuendo non solo all’incremento del reddito aziendale, ma anche alla promozione delle identità locali e delle tradizioni rurali italiane. Le campagne hanno smesso di essere considerate luoghi marginali o periferici, tornando a essere spazi vivi, dinamici e attrattivi.

Parallelamente si è sviluppato in modo straordinario il fenomeno della vendita diretta. Sempre più imprese agricole hanno scelto di accorciare la filiera, instaurando un rapporto diretto con il consumatore finale. Questa scelta ha generato benefici reciproci: da una parte gli agricoltori hanno potuto trattenere una quota maggiore del valore del prodotto, dall’altra i consumatori hanno ottenuto maggiore trasparenza, qualità e tracciabilità alimentare. La crescita dei mercati agricoli locali, dei punti vendita aziendali e delle filiere corte ha rafforzato il legame tra produzione agricola e territorio, favorendo anche una maggiore consapevolezza alimentare.

La trasformazione delle materie prime agricole ha rappresentato un ulteriore elemento decisivo. Molte imprese hanno compreso che il valore economico non si genera soltanto nella produzione della materia prima, ma soprattutto nella sua lavorazione e valorizzazione commerciale. Cantine, caseifici, frantoi, laboratori di trasformazione e attività agroalimentari aziendali hanno consentito agli imprenditori agricoli di aumentare significativamente la redditività delle proprie produzioni. Il prodotto agricolo non viene più venduto soltanto come commodity, ma come espressione di qualità, territorialità e identità culturale.

Anche il settore energetico ha assunto un ruolo strategico. La produzione di energia da fonti rinnovabili ha consentito all’agricoltura di diventare protagonista della transizione ecologica. Impianti fotovoltaici, biogas, biometano, biomasse e agroenergie hanno aperto nuove prospettive economiche alle aziende agricole, integrando il reddito aziendale e contribuendo allo sviluppo sostenibile. L’impresa agricola si è trasformata progressivamente in un soggetto capace non solo di produrre alimenti, ma anche energia pulita e servizi ambientali.

Questa evoluzione ha avuto importanti riflessi anche sul piano giuridico e fiscale. Le attività connesse, infatti, sono state ricondotte nell’ambito dell’attività agricola quando rispettano determinati criteri di prevalenza e connessione con l’attività principale. La normativa ha riconosciuto che operazioni di manipolazione, trasformazione, commercializzazione e fornitura di servizi possono mantenere natura agricola se svolte prevalentemente utilizzando prodotti o risorse dell’azienda stessa. Tale impostazione ha consentito alle imprese di beneficiare di regimi fiscali più favorevoli e di una maggiore stabilità economica.

La stessa disciplina tributaria ha accompagnato questo processo di modernizzazione, riconoscendo l’importanza economica delle attività agricole connesse e valorizzando il principio della prevalenza come elemento distintivo dell’impresa agricola contemporanea. Si è così consolidato un sistema che ha favorito gli investimenti, l’innovazione e la crescita dimensionale delle aziende.

Anche l’impatto sociale di questa trasformazione è stato altrettanto significativo. La multifunzionalità ha contribuito a contrastare lo spopolamento delle aree rurali, creando nuove occasioni di lavoro e favorendo il ricambio generazionale. Molti giovani hanno visto nell’agricoltura non più un settore arretrato o privo di prospettive, ma un ambito dinamico capace di coniugare impresa, innovazione, sostenibilità e qualità della vita. Le nuove generazioni agricole sono spesso altamente specializzate, digitalizzate e orientate al mercato, capaci di integrare produzione agricola, turismo, servizi ambientali e commercio elettronico.

Il ruolo delle donne in agricoltura è cresciuto notevolmente grazie allo sviluppo delle attività connesse. Molte imprenditrici hanno trovato spazio soprattutto nei settori dell’accoglienza rurale, della trasformazione agroalimentare, delle fattorie didattiche e dei servizi sociali collegati al mondo agricolo. L’azienda agricola multifunzionale è diventata un luogo di innovazione sociale oltre che economica.

Un altro aspetto rilevante riguarda la sostenibilità ambientale. Le attività connesse hanno favorito modelli produttivi più equilibrati e meno dipendenti dalla sola intensificazione agricola. La valorizzazione del territorio, la tutela del paesaggio, la manutenzione ambientale e la promozione della biodiversità sono diventati elementi centrali della nuova agricoltura italiana. Le imprese agricole svolgono oggi una funzione che va ben oltre la semplice produzione alimentare: custodiscono il territorio, preservano ecosistemi, mantengono vive tradizioni e identità culturali.

In questo scenario, l’agricoltura italiana ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. In un’epoca caratterizzata da globalizzazione, cambiamenti climatici e nuove esigenze dei consumatori, il settore ha saputo reinventarsi puntando sulla qualità, sulla diversificazione e sul valore territoriale. La multifunzionalità non rappresenta soltanto una scelta economica, ma una nuova filosofia imprenditoriale che interpreta l’agricoltura come sistema integrato di produzione, servizi e sostenibilità.

La rivoluzione avvenuta negli ultimi venticinque anni dimostra che l’agricoltura non è un comparto statico o ancorato al passato, ma un settore moderno e strategico per il futuro del Paese. Un settore capace di unire economia, ambiente, cultura e coesione sociale. Le attività connesse hanno trasformato profondamente il modo di fare agricoltura in Italia, aprendo prospettive che continuano ancora oggi a evolversi e a generare opportunità. Ed è proprio questa capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio che rappresenta la vera forza dell’agricoltura italiana contemporanea. Tuttavia, ci sono ancora molte imprese che continuano (o sono costrette) la strategia della competitività dei prezzi, che rende difficile un reddito adeguato.

L’agricoltura italiana ha l’opportunità di vincere la sfida più difficile: smettere di vendere soltanto prodotti e iniziare finalmente a generare valore, trasformando la terra non solo in reddito, ma in identità, futuro e sviluppo; un percorso reso possibile dalla lungimiranza della legge di orientamento e ulteriormente rafforzato dalle misure introdotte con la legge di bilancio 2025, che hanno continuato a sostenere innovazione, multifunzionalità e competitività del sistema agricolo nazionale.

Adesso, però, spetta agli agricoltori perseguire questa sfida con visione, competenza e capacità imprenditoriale, perché le opportunità create dal mercato, dalle riforme e dall’evoluzione normativa possono produrre risultati concreti soltanto se accompagnate dal coraggio di innovare, investire e credere fino in fondo nel valore straordinario dell’agricoltura italiana.

[1] Consulenza Agricola n.03/2026: “Il vero problema dell’agricoltura non è il prezzo, è il valore






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